Il Crocifisso

DSC_0436CROCE DIPINTA PER LA CHIESA DI SANT’ ANNA
Arch. Giovanni Mezzalira
La scelta stilistica
Il Crocifisso progettato per il presbiterio della Chiesa Parrocchiale di S. Anna è un’opera moderna ma che vuole inserirsi nel linguaggio stilistico della tradizione delle Croci dipinte del Medioevo Italiano. Similmente ad un poeta, che desideri comporre versi e poesie in rima, o secondo una prestabilita metrica musicale, così anche un pittore sceglie di rinunciare alla completa libertà di espressione formale per avvalersi dell’efficacia generata da una stilizzazione, che è stata messa a punto sapientemente da una antica tradizione, motivato dal fatto che, nell’ambito del sacro, si richiede un superamento del soggettivismo psichico dell’artista e l’adozione di un linguaggio più universale.
La grande tradizione delle croci dipinte, fenomeno esclusivamente italico, ci ha trasmesso due modelli fondamentali: la rappresentazione del Cristo morto sulla croce e quella del Cristo crocifisso e con il costato aperto ma “eretto” e con i grandi occhi aperti.
Questo secondo tipo (comunemente detto “Christus triumphans”) è più arcaico, ma per un secolo convive con l’altro, rappresentando i due aspetti del mistero della Croce: morte e vittoria sulla morte.
Abbiamo scelto questo tipo del Crocifisso “che ti guarda” ritenendo necessario sottolineare la centralità del valore della Croce, oggi apparentemente dimenticata, come pure l’importanza del colloquio davanti al Crocifisso ad occhi aperti, che i nostri patroni S. Francesco e S. Caterina ci hanno insegnato pregando davanti a dei Crocifissi simili.
Accenni al senso simbolico degli elementi rappresentati
LA CROCE Similmente al linguaggio medioevale la Croce viene rappresentata “sagomata”. Le sue estensioni al centro ed alle estremità possono essere lette come diramazioni o irradiazioni da un “centro” vitale (vedi le croci gemmate e le varie assimilazioni all’Albero della Vita).
IL CROCIFISSO Il Cristo è rappresentato con un corpo che è già “Croce”: il busto eretto di chi si “erge”; le braccia distese, leggermente flesse, come Colui che tutto abbraccia (“Pantocrator”) o come chi sembra dire: “Che cosa avrei potuto fare di più?”L’anatomia del corpo, pur essendo verosimile e corretta, è stilizzata per essere messa al servizio di una maggior. pregnanza simbolica: la grande estensione del torace serve a convincere che è nel cuore di Cristo la fonte dell’energia e della forza salvifica (che anche visivamente scaturisce dal costato). Anche il colore dell’incarnato non è quello naturalistico della pelle, ma un colore diverso, che unisce corporeità e luce, materia irradiante per luce interna.
LA MADRE L’immagine della Madre sotto la croce è tradizionalmente nella posizione eretta, accentuando questo atteggiamento quasi come una sottile “colonna” ,per ricordare che Maria è Colei che “sorregge”, che aiuta a vivere con fortezza la croce. Con il breve gesto della mano che esce appena dal mantello continua ad indicare “la Via”, che è il Cristo e il Cristo in croce e come Madre Lo offre all’umanità accettando Lei stessa la trasfissione del cuore, come indica l’altra mano contratta sul petto.
S. GIOVANNI S. Giovanni Evangelista porta la mano sulla guancia in segno di profondo dolore, mentre lo sguardo è quello del “contemplante”, che sembra non fissi nulla della realtà esterna, ma piuttosto il senso interno delle cose. La sua veste rossa, che la tradizione sempre gli attribuisce, ci ricorda l’Apostolo dell’amore.
IL TETRAMORFO A destra ed a sinistra delle estensioni della traversa della Croce, ci sono i simboli dei quattro Evangelisti (L’Uomo alato e il Leone alato a sinistra; il Bue alato e l’Aquila sulla destra). Il braccio orizzontale esprime la propagazione nello spazio e i. quattro Evangelisti le quattro direzioni dello spazio in cui verrà sparsa la Buona Novella.
L’ASCENSIONE Nella cimasa viene rappresentato il Cristo che ascende nella Gloria con due Angeli che la sorreggono. Questa .stessa figura esprime l’attesa della Seconda Venuta come l’abside ad oriente di una Chiesa.
S. ANNA Sotto il suppedaneo è raffigurata S. Anna con Maria Bambina, Patrona della parrocchia. Essa è come “radice” di questo Albero della Vita che è la Croce in analogia con la “Radice di Jesse”.
LO SPAZIO DI LUCE Infine si può fareDSC_0401 un accenno all’impiego dell’oro nello sfondo che sottrae i personaggi dallo spazio fisico per collocarli in una dimensione di luce. Questo materiale che non è colore ma pura luce, con riflessi cangianti e caldi, è il simbolo più bello per esprimere la dimensione trasfigurata della realtà.Anche gli elementi decorativi hanno un ruolo importante a questo scopo, anche se subordinato; grazie ad essi, la materia perde in pesantezza, viene ordinata, ingenti1ita, spiritualizzata.
La tecnica pittorica antica
Il progetto di questo Crocifisso prevede l’impiego di materiali semplici, tratti dal mondo della Creazione di Dio e non dall’artificio umano, per conservare intatta la pregnanza simbolica, presente come “impronta divina” nel creato: il legno di tiglio massiccio, la tela e il gesso con le reversibili colle animali, la foglia d’oro zecchino, il tuorlo dell’uovo come legante dei pigmenti minerali e delle terre (lapislazzuli, azzurite, cinabro, malachite, terre, ocre,..). La tecnica pittorica prevista è quella antica, medievale, così come alcuni attenti restauratori ce l’hanno fatta riscoprire dopo l’abbandono dell’Evo Moderno.

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